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Tra radici e sperimentazione: la sezione National Feature Film esplora le nuove forme del cinema italiano. Quattro lungometraggi che rifiutano le formule omologate per addentrarsi nelle pieghe del racconto contemporaneo…

Quattro lungometraggi che rifiutano le formule omologate per addentrarsi nelle pieghe del racconto contemporaneo, mettendo in scena storie di ostinazione, vulnerabilità e rottura. La selezione compie una ricognizione all’interno del cinema italiano indipendente per far emergere un elemento trasversale: il territorio, fisico ed emotivo, inteso come spazio di scontro, contraddizione e riscatto. Dalle pieghe della memoria storica alle tensioni del presente, gli autori e le autrici in concorso affrontano la solitudine e lo stigma con una pluralità di linguaggi, muovendosi con libertà dal dramma d’epoca al grottesco, fino all’introspezione generazionale.

La sezione National Feature Film Competition del RIFF 2026 offre così uno spaccato viscerale e privo di retorica del cinema italiano di ricerca.

A dare il via è Aurora di Georgi Stoev & Nikola Boshnakov (2026, 102′): coproduzione italo-bulgara sostenuta dalla DGCA del MiC, un melodramma storico ambientato a Sofia nel 1952 che vede nel cast la partecipazione straordinaria di Franco Nero e Brenno Placido. Dalla periferia romana arriva Il cacciatore di mosche di Emiliano Ferrera (2026, 114′), un’opera intima e coraggiosa, prima al mondo scritta, interpretata e diretta da un artista affetto dalla sindrome di tourette, che affronta lo stigma sociale e la ricerca di emancipazione. Presentato in anteprima a Pesaro è Punk State di Loris Di Pasquale (2026, 73′), un thriller grottesco e provocatorio che mette a nudo le violenze e i rapporti di potere del nostro presente. Chiude il quadro Il destino dell’ape di Toni Trupia (2026, 107′), un’emozionante avventura drammatica con Ludovica Francesconi e Luca Lionello che trasforma una fuga d’impulso in un viaggio rivelatore tra radici e forza interiore.

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