Cinque opere fuori dalle rotte del mainstream, unite da un tema forte: l’esplorazione del corpo come spazio di conflitto e di riscrittura identitaria. Che si tratti di memorie legate a un cuore trapiantato, del riscatto di sé tra le strade urbane o di un perverso ingranaggio mediatico, i titoli in selezione riflettono sul confine sottile tra la nostra identità e le strutture che provano a condizionarla.
La sezione International Feature Competition del RIFF 2026 porta così a Roma una panoramica d’autore nitida e diretta, presentata interamente in Prima Italiana.
Ad aprire la selezione è 80 BPM di Grigory Kalinin (2026, 92’50”): noto attore russo qui alla regia, montaggio e colonna sonora, Kalinin firma per Studio SLON un dramma intimo sulla memoria biologica del corpo. Dalla Repubblica Dominicana arriva A Marte di Francisco Valdez (2026, 102′), distribuito da The Open Reel. Forte di una solida esperienza come operatore per M. Night Shyamalan, Valdez costruisce un duello cameristico LGBTQIA+ ad alta tensione emotiva. Gli Stati Uniti sono presenti con Destroy All Girls di Erin Vassilopoulos (2026, 87′). Già premiata al Tribeca e presentata a Locarno, la regista torna con un’opera girata in 16mm e Mini DV che esplora il vagabondaggio di una crew di skater a New York. Dalla Polonia giunge Murkiness (Mroki) di Bartosz Szyszko (2026, 88′), fresco di concorso al Festival del Cinema Polacco di Gdynia (FPFF). Un esordio dal tono grottesco che mette in scena un perverso ingranaggio televisivo. Chiude il quadro la Germania con Thanks for Nothing di Stella Marie Markert (2025, 108′), un coming-of-age essenziale sull’incomunicabilità della generazione Z che conferma l’autrice tra i prospetti più nitidi dell’indie europeo.


